Non sentirsi valorizzati
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Non sentirsi valorizzati

Volersi sentire valorizzati e apprezzati è normale e lecito. Quando però questo desiderio fa star male?

Succede che ti impegni in quello che fai, doni tutto te stesso per assicurare il meglio a chi ti sta vicino e non ritorna mai indietro una parola di apprezzamento. Non un grazie né tantomeno un complimento; pare che i tuoi sforzi non vengano colti e senti di non essere valorizzato.

In ufficio il tuo capo da tutto per scontato: ti paga per ciò che fai e non sente il bisogno di dirti che hai svolto un ottimo lavoro.
I tuoi figli nel fiore dell’adolescenza si ribellano, e prodigarti per loro sembra quasi che arrechi disturbo. Non ti ascoltano, vogliono che tu esca al più presto dalla loro camera, ti parlano solo per chiederti un favore e qualche spiccio.
Gli amici non danno importanza a ciò che dici, sei sempre disponibile a preoccuparti per loro ma le tue proposte vengono sempre scartate.

Tutto questo, non ti da forse l’impressione di essere inadeguato, di non trovarti nel tuo posto nel mondo e che ciò che fai non è importante per nessuno?
Facciamo insieme qualche riflessione partendo da tre domande che possono aiutarti a sentirti valorizzato in tutti gli ambiti della vita.

1 – Cosa stai cercando realmente?

Quando non ti senti valorizzato e desideri così tanto ricevere apprezzamento, poniti questa domanda:

Di cosa sono realmente alla ricerca?

Vuoi che il tuo capo ti dica che sei essenziale per lui e per il suo lavoro?
Vuoi la conferma di essere un bravo padre o una brava madre?
Desideri che i tuoi amici seguano le tue decisioni, dandoti ragione per il tuo modo di vedere le cose?

È normalissimo volersi sentire riconosciuti e aspettarsi di ricevere una parola di incoraggiamento e apprezzamento è del tutto lecito e sacrosanto. Quando però diventa motivo di vuoto e malessere, può essere utile esplorare la natura di ciò che provi fino a contattarne il significato profondo. Comprendere il bisogno reale che sta alla base.

Soprattutto se sei una persona adulta, hai la maturità per rafforzare la tua identità in modo diverso rispetto a quando andavi a scuola ed essere indipendente dall’apprezzamento proveniente dall’esterno.
Quel che conta adesso è che tu sia il primo fan di te stesso, la persona che ti riconosce, apprezza e valorizza più di chiunque per ogni cosa che fai. Se anche gli altri lo faranno, sarà ancora più bello per te; se però non riusciranno a cogliere del tutto ciò che fai, non lasciare che questo crei un vuoto incolmabile dentro di te.

2 – Di cosa hanno bisogno gli altri?

Sei una persona abituata a dare, a spogliarti di ciò hai addosso per donarlo agli altri per poi non ricevere mai nulla indietro? Ti senti come se gli altri non capissero ciò che fai, lo danno per scontato e non si azzardano neanche a restituirti qualcosa di sé in cambio.
È una cosa che succede spesso, soprattutto nelle mamme in famiglia che farebbero di tutto per i figli e che allo stesso tempo non si sentono valorizzate.

La seconda domanda che puoi chiederti è:

Di cosa hanno bisogno gli altri?

Che in altre parole, si può anche leggere come: “Per chi è che lo faccio?“.
Non so se ti è mai capitato di ricevere di tutta risposta dai figli o anche da una persona vicina “Ma chi te l’ha chiesto?!”. È proprio come quando fai un regalo che nella tua idea è bellissimo, ma che non viene apprezzato perché non corrisponde ai gusti dell’altra persona.

Spesso si è così concentrati a dare che diventa una routine, un riflesso incondizionato. Così facendo, non si tiene conto però di ciò di cui l’altro ha bisogno, della sua richiesta (sempre che ce ne siano) ed è per questo che non ci si sente valorizzati. In sostanza, occorre sviluppare maggiore empatia altrimenti saranno inconsciamente i propri bisogni a saltare in primo piano.

Sai, a volte dietro un continuo farsi del male prodigandosi per gli altri si celano dei significati esistenziali profondi. Per esempio, la convinzione di non meritare l’amore delle persone e di accontentarsi di essere semplicemente utile, quasi ad acquistare, se non altro, la vicinanza di qualcuno che ne possa beneficiare.
Questo comportamento però genera disagio poiché l’altra persona si sente in debito, prova la mancanza di un proprio spazio e di una propria indipendenza creando così distacco.

3 – È il posto giusto per essere valorizzato?

Infine, l’ultima domanda da chiederti è relativa all’adeguatezza dei luoghi in cui sentirti valorizzato:

È questo il posto giusto per sentirmi valorizzato?

Deborah è una ragazza che ama esprimersi nell’arte del canto e della poesia. Mi ha scritto su Whatsapp per raccontarmi di come spesso sente che i suoi amici non vedano questa sua parte. Al karaoke, ad esempio, non ascoltano il suo modo di cantare ma al contrario le strappano via il microfono.
Le ho chiesto allora se avesse bisogno di amici che l’apprezzassero o, forse, di un palco e un pubblico per cui esibirsi.

Anche se può risultare scontato, riuscire a distinguere i luoghi in cui si desidera essere valorizzati per una specifica parte di sé non è banale.
Una madre del resto non può chiedere ai figli di riconoscere il suo valore come amica, semplicemente perché in famiglia ricopre dei ruoli diversi.
Occorre allineare le proprie aspettative con i contesti e, soprattutto, con ciò che si desidera davvero.

In conclusione

Tutte e tre le domande riconducono a te, all’amore che provi nei tuoi confronti e alla cura della tua autostima. Se le rileggi con attenzione, noterai che è la prima quella che a cui le altre fanno riferimento. Capire di cosa hai bisogno è fondamentale per comprendere e aver consapevolezza del valore che hai. Gli apprezzamenti esterni sono importanti, ma in questo modo cadono in secondo piano.

Ci sono dei luoghi in cui non ti senti valorizzato? Conosci qualcuno che avrebbe bisogno di stimoli e confronto su questo aspetto? Inviagli questo articolo e invitalo a contattarmi su Whatsapp al 3293211971 (e ricorda di farlo anche tu).

Non sentirsi valorizzati – 3 domande su cui riflettere ultima modifica: 2018-05-04T18:45:56+02:00 da Sebastiano Dato
Sebastiano Dato
Sebastiano Dato
Counselor di indirizzo Gestalt, Coach Professionista e Formatore. Aiuto le persone a sentirsi nel proprio posto nel mondo, accompagnandole in un percorso di scoperta delle loro potenzialità al servizio dei loro obiettivi.