Intelligenza Emotiva: cos’è e come svilupparla

Intelligenza Emotiva-cos'è e come svilupparla
Tempo di lettura: 7 minuti

Intelligenza Emotiva-cos'è e come svilupparla

Intelligenza Emotiva: che cos’è e perché può renderci felici?
Come mai si sente così tanto parlare di empatia e intelligenza emotiva?

È questo il tema di cui parleremo oggi rispondendo alla domanda di Maria Grazia, una ragazza che si sta laureando in neuropedagogia e che richiede un approfondimento sul tema dell’Intelligenza Emotiva. Cos’è l’intelligenza emotiva, perché è utile alla nostra vita e come mai è diventata così importante nel corso degli ultimi anni?

Si parla spesso di intelligenza emotiva… di come sia essenziale allenarla nella vita di tutti i giorni. Beh io inizierei dalla definizione e utilizzare le parole in prestito di Daniel Goleman, uno psicologo, autore del libro “Intelligenza Emotiva” che ha reso possibile la diffusione di questo concetto, soprattutto in Italia. Lui afferma che l’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere le emozioni nostre, le emozioni degli altri e saperle gestire, dove per gestire non dobbiamo intendere “controllare”, lo sappiamo, ne abbiamo parlato in altri video, ma semplicemente la capacità di viverle in maniera piena nel corso della nostra vita, giorno dopo giorno.

Comprendiamo meglio cosa ha reso così importante il tema delle emozioni. Guarda il video oppure ascolta la versione podcast in fondo alla pagina. In alternativa, puoi continuare a leggere.

L’importanza dell’Intelligenza Emotiva

Perché è diventato importante parlarne nell’ultimo tempo?
Le neuroscienze si sono mosse verso questa prospettiva maggiormente emotiva, scostandosi da una prospettiva cognitiva, in cui si dava molta importanza alla mente, al pensiero e alla ragione. A partire dalla scoperta dei neuroni specchio, dalle tesi sull’empatia per finire a Damasio, si è compreso quanto fosse importante l’intelligenza di tipo emotivo e soprattutto quanto fosse connessa con l’intelligenza razionale.

È  questa la scoperta di Damasio, neuroscienziato che da un lato afferma che le emozioni sono un fatto cognitivo, ma che non dobbiamo pensare a compartimenti stagni e ragionare come un sistema. Un sistema in cui sono presenti mente, emozioni e corpo: le emozioni appartengono al corpo, sono una carica energetica che riusciamo a sentire in alcune parti dell’organismo e che ha bisogno di fluire dall’interno verso l’esterno. Si parla di sistema proprio perché se introduciamo un cambiamento in una di queste parti, si riverbera in tutte le altre componenti del sistema stesso.

Intelligenza emotiva e dizionario delle emozioni

L’intelligenza emotiva non è soltanto emotività o emozione, ma è molto più complessa poiché ha a che fare con la conoscenza di sé, con l’arte di motivarsi, l’arte della relazione con gli altri. Un esempio molto pratico ti porta nell’esperienza concreta.
Prova a chiudere gli occhi per un attimo e immaginare una situazione in cui hai provato “gioia“. Prova a ricordare una delle ultime situazioni che hai vissuto in cui hai sentito l’emozione della gioia. Probabilmente, il solo ricordare questo avvenimento ti farà nascere delle percezioni sotto il mio stimolo. Percezioni che avranno a che fare con la leggerezza del volto; probabilmente inizierai e ad accennare un sorriso; se porti l’attenzione sulle spalle forse risulteranno più leggere e il tuo respiro sarà molto più fluido.

Uno step successivo sarebbe quello di dare un nome a ciò che stai provando. In questo caso è la gioia, dal momento che abbiamo indotto questa rievocazione, ma sarebbe molto importante sviluppare tale capacità. Un’abilità che fa parte delle skill dell’intelligenza emotiva stessa: dare un nome a quello che stai provando.

Successivamente, uno step ancora più profondo, è quello di dare la sfumatura all’emozione che stai provando. Si tratta di apprendere nel vero senso della parola un nuovo vocabolario per descrivere ciò che senti sotto uno stimolo che proviene dall’ambiente. Si tratta di una capacità importantissima e che oggi, purtroppo, è stata persa da molti; si preferisce adottare una capacità di linguaggio molto più ermetica e sintetica, basata sulle emoticon e molto meno sulle parole, senza sottolineare però l’importanza che ha l’uso del linguaggio come azione che condiziona il pensiero, le emozioni e la nostra percezione della realtà.

Stiamo vivendo un vero e proprio “analfabetismo emozionale”, come se avessimo un vocabolario con tante definizioni e descrizioni di cui mancano i referenti, cioè le parole a cui fanno riferimento.

Step finale è quello di dare un significato all’emozione dopo averle dato un nome, cioè comprendere che cosa vuol dire quello che stai provando, qual è la causa e dove ti vuole portare. Ad esempio, la gioia potrebbe essere causata da un obiettivo che è stato raggiunto o da un successo, quindi l’azione spontanea è di manifestarla attraverso dei salti di gioia in tutti i sensi. Inizi a immaginare il modo di esprimere la tua gioia, ed è qui che sta la capacità di gestire e di educarsi alle emozioni: se ti trovi in chiesa non puoi urlare di gioia per qualcosa che è avvenuto d’improvviso, e per non farti prendere per persona pazza è meglio uscire fuori. Una volta fuori, puoi saltare a fare balli ed esprimere la tua gioia; magari, anche fuori ti arresteranno per disturbo alla quiete pubblica, ma questo è un altro discorso! 🙂

Le emozioni dicono la verità?

A parte gli scherzi, quanto è importante il processo di sentire e riconoscere, dare significato e poi agire quello che proviamo? Far fluire l’energia significa proprio questo.
Mi viene in mente però una domanda: tutto quello che proviamo nel nostro corpo e a livello emotivo corrisponde al vero? Cioè, le emozioni dicono sempre la verità? Avrei qualche riserva…

Se pensi di andare in mezzo alla strada e di trovare un borseggiatore che con un coltello ti minaccia e ti chiede di dare il tuo portafogli, lì vieni colpita dalla paura, ti spaventi, hai il terrore di fronte ad un vero pericolo. Allora, la tua emozione corrisponderà perfettamente a quello che ti si pone davanti e a ciò che effettivamente è un problema.

Ti racconto però un’altra situazione, qualcosa che ultimamente mi succede spesso soprattutto nelle consulenze. Mi capita, ad esempio, di incontrare una cliente che appena arrivata dice: “Sono molto arrabbiata perché ultimamente il mio compagno si fa sentire solo una volta al giorno! Viviamo una relazione a distanza e questo mi fa arrabbiare!” “Che cos’è che ti fa arrabbiare nello specifico?” “Beh, mi fa arrabbiare il fatto che trovo sia ingiusto che due persone si amino ma si sentano una volta solo al giorno. Dovrebbero avere più cose da condividere; dovrebbero stare più attaccati, condividere e comunicare momento dopo momento.”.

C’è un pensiero alla base, cioè che amare voglia dire stare sempre in connessione, comunicare continuamente, aggiornarsi sugli spostamenti. Ma andiamo avanti: “Ok, tutto questo cosa ti fa provare?” “Beh, io in effetti mi sento da sola“.
Trasformazione: dalla rabbia passiamo a un senso di solitudine che si aggiunge a questa bellissima descrizione di come ci si sente. E poi, infine: “Cosa aggiunge questo in più rispetto a quello che sai di te?” “Sai, forse effettivamente non riesco a stare da sola e questo è un problema perché non riesco a fare amicizie e l’unica relazione a cui mi aggrappo è questa che sto curando nell’ultimo periodo.”.

Vedi allora che una reazione rabbiosa di fronte a un problema avviene in modo del tutto automatico perché quello che viene identificato come realtà, realtà non è. Pertanto, non è un problema vero ma fittizio.
In quel caso, l’emozione ci conduce in un processo a ritroso: invece di uscire verso fuori, ci permette di andare verso l’interno e ci conduce all’esplorazione e alla ricerca della verità. Una verità che sta nell’anima.

L’emozione ci dà quindi la direzione, ed è la loro funzione quando le ascoltiamo, le esploriamo e diamo loro il giusto significato (non basandoci sulle convinzioni, sui ricordi, sui pensieri automatici che ci fanno scattare in modo meccanico). Seguendole, riusciamo ad accedere a una parte delle nostre risorse e attraverso di esse a prenderci la responsabilità di quello che ci succede. Cioè quella rabbia la stai costruendo in base a quello che credi e ciò che pensi, al tuo modo di vedere (diremmo in PNL in base alla tua mappa nel mondo, che non corrisponde per forza alla realtà).

I rischi del non-ascolto delle emozioni

Diventa importante quindi ricostruire questo processo: accedere alle risorse, introdurre cambiamento attraverso questa consapevolezza nuova e dell’anima. Se non si procede in questo senso e non si ascoltano le emozioni, si corrono tre rischi.

Il primo è un rischio fisico poiché le emozioni, essendo fatti di chimica, variano la biochimica del nostro corpo. Stare sempre in uno stato di tristezza di tipo disfunzionale, che quindi non fa tendere al bene e alla felicità, produce una biochimica che a lungo andare è dannosa e che si può manifestare attraverso dei tratti somatici o di malattia vera e propria, come la gastrite, l’ulcera, un mal di schiena, mal di collo o qualcosa anche di molto più grave.

Poi, si corre un rischio di tipo relazionale poiché se reagisci di scatto e in modo automatico a qualcosa che però non corrisponde al reale, inizi a prendertela con il mondo creando intorno a te terra bruciata perché le persone si allontaneranno.
Le uniche persone che rimangono poi intrappolate in questo meccanismo sono quelle che non ti fanno sentire soddisfatto, e così proverai ugualmente uno stato di infelicità.

Il terzo rischio è di tipo sociale, poiché dobbiamo pensare alle emozioni come una moneta: nel momento in cui le esprimiamo, si introducono nel mercato e circolano come proprio come le banconote. Ciò vuol dire che se introduciamo emozioni costruttive e creative che fanno tendere alla felicità, genereremo un circolo di buona moneta che possa essere utile alla collettività e che contribuisce a creare, alla fine, relazioni armoniose. Se invece al contrario introduciamo emozioni disfunzionali e relative azioni, si genereranno a macchia d’olio altre reazioni dello stesso tipo.

È il caso che stiamo vivendo oggi perché, con una politica del terrore, una comunicazione basata sulla paura, sul dolore, sulla violenza anche di linguaggio che automaticamente genera pretese sull’altro, una voglia di imporsi che fa sentire sempre in lotta nei confronti delle altre persone. E genera, infine, lamentele.
Tali azioni alimentano uno stato d’animo che ci allontana dalla nostra anima e dalla felicità.

Intelligenza Emotiva, bambini e insegnamento

Un appunto per Maria Grazia, dato che la sua laurea è pertinente, sul tema della scuola.
Tutto questo succede anche nelle classi, dalle elementari all’università. Basare l’insegnamento e l’apprendimento sul dolore, sulla paura e sulla condanna dell’errore o dell’atteggiamento ritenuto scorretto (che poi però viene esteso alla persona) non genera apprendimento perché si crea un cortocircuito emozionale. Accompagniamo un atto educativo con un’emozione che per noi non è funzionale e così distruggiamo l’amore per il sapere e per l’apprendimento.

Bisognerebbe invece introdurre un aspetto dell’Eros, inteso come piacere. Ciò significa trasmettere il piacere per la conoscenza, per l’apprendimento, attraverso l’insegnamento “con il sorriso”. In questo senso accoglienza, ascolto, empatia, sorriso, potrebbero aiutare tantissimo la crescita dei ragazzi e l’ottenimento di risultati a livello didattico, ma soprattutto a livello umano, sempre maggiori e più alti.
Crescere così, davvero, gli adulti di domani.

Ringrazio Maria Grazia per la sua domanda interessantissima e se hai letto fin qui ti invito al nostro Training gratuito alla gioia su Whatsapp per ricevere ogni giorno uno stimolo per la tua crescita personale. Inviami un messaggio con scritto la parola “Consiglio” al 3293211971.

Ascolta “Intelligenza Emotiva: cos’è e come svilupparla” su Spreaker.

Intelligenza Emotiva: cos’è e come svilupparla ultima modifica: 2018-06-26T14:43:25+02:00 da Sebastiano Dato
Sebastiano Dato
Sebastiano Dato
Counselor di indirizzo Gestalt, Coach Professionista e Formatore. Aiuto le persone a sentirsi nel proprio posto nel mondo, accompagnandole in un percorso di scoperta delle loro potenzialità al servizio dei loro obiettivi.