Come affrontare e superare l’abbandono

Tempo di lettura: 5 minuti

Come affrontare e superare l'abbandono sebastiano dato counseling roma

Ogni separazione porta a sentirsi abbandonati. Una fase di dolore importante per ricostruirsi.

Molti di noi, nella nostra vita, abbiamo affrontato l’esperienza dell’abbandono: quando perdiamo qualcosa o qualcuno che per noi sono importanti, che ci danno qualcosa di arricchente, che ci cambiano rendendoci persone migliori. È un”esperienza accompagnata dal dolore e dall’angoscia, che fa sentire disorientati e persi. Le cause sono principalmente due: o è l’altra persona ad allontanarsi, dandoci il suo addio, oppure siamo noi a vivere l’abbandono in seguito a delle scelte e a delle rinunce.

Ad esempio, ricordo quando per scelta ho dovuto abbandonare la mia terra – la Sicilia – vivendo quel periodo come un vero e proprio abbandono: sentivo dolore, sofferenza che mi ha portato addirittura ad odiare le mie origini, a rinnegarle e ad entrare in conflitto con la mia terra e con quello che rappresentava (i miei amici e i miei affetti). Ne presi le distanze per poi appianare il tutto, con il tempo, e trovare la mia situazione di equilibrio.

Il dolore serve, è necessario perché ti mette di fronte a te stesso. Parliamo di questo e di come affrontare e superare l’abbandono nel video che, se preferisci puoi ascoltare in versione podcast in fondo alla pagina. Oppure, puoi continuare a leggere l’articolo.

Dopo un abbandono a tua vita cambia

L’abbandono ti fa confrontare con una serie di trasformazioni. Innanzitutto, una trasformazione del tuo progetto: se prima potevi parlare di progetto condiviso, in cui esisteva un “noi” come nuova identità molto più complessa delle singole persone, si interrompe con l’abbandono e si passa ad un progetto individuale e soggettivo da portare avanti. Ciò richiede una serie di processi di elaborazione dolorosi.

Poi, c’è da affrontare il dolore nella trasformazione del modo di pensare, poiché si passa da una mente collettiva ad una mente singola: la mente collettiva, per intenderci, è messa in atto tutte quelle volte che fai un ragionamento non solo seguendo ciò che ti piace, ciò in cui credi tu o che puoi pensare, ma anche rispettando quello che pensa l’altra persona. Esempio classico: nella coppia (che di questo processo è emblematica) non pensi soltanto al vestito da comprare in base al tuo gusto, ma anche in base al fatto che possa piacere alla persona che ti aspetta a casa; oppure, quando prepari la cena non ti basi soltanto sui tuoi gusti ma anche sui gusti delle persone che si siederanno a tavola con te.

Infine, un cambiamento nelle routine: ci sono dei rituali e delle abitudini che vengono costruite nei confronti della persona che ti sta accanto o con cui entri in relazione che, una volta creata la situazione di abbandono, possono trasformarsi o addirittura venire meno e annullarsi del tutto. Mi capita di incontrare persone in consulenza che a causa di un abbandono di coppia non apparecchiano più la tavola a cena perché trovano inutile farlo solo per se stessi, mentre prima lo facevano più per un’idea di convivialità insieme alla persona che stava loro accanto.

Abbiamo paura di un abbandono e della sofferenza che comporta

Ciò che dobbiamo tenere in mente e di cui dobbiamo aver consapevolezza è che il dolore è necessario per certi versi ma, soprattutto, è transitorio. Il che significa che ha un inizio e una fine. Quello che invece facciamo spesso, perdendo l’orientamento e la bussola, è mettere in atto una serie di azioni in modo da prolungare il dolore e da renderlo più intenso e più forte.

Principalmente le azioni sono due, cioè tenersi stretta quella persona, addossandosi, oppure mandarla a quel paese tenendo le distanze con una certa volontà. Il risultato, cambiando queste azioni, non cambia perché comunque otterrai abbandono. Se provi ad “accozzarti” all’altra persona per non perderla e tenerla stretta a te, si sentirà soffocata; di conseguenza inizierai a colpevolizzarti, cioè a dire che è tutta colpa tua, farai promesse di cambiamento… ma questo creerà distanza e, quindi, otterrai abbandono.
Dall’altra parte, invece, se metti distanza e respingi colpevolizzando l’altro, puntandogli contro il dito, avrà ancor più motivo di andarsene. Anzi! A volte si sentirà anche in dovere di rispondere aumentando il tuo grado di sofferenza.

Cosa succede in queste due modalità di azione? Agire d’istinto ti fa andare nel rancore, nel desiderio di vendetta o di fare qualcosa per recuperare le sorti di quella relazione. Ti allontani così dal contatto con la TUA persona. Potrebbe essere utile ragionare facendosi un altro tipo di domanda: da chi ti senti abbandonato? Dall’altro o forse, ti senti abbandonato da te stesso?

Superare un abbandono accettando e attendendo

Se evitiamo il dolore, evitiamo il confronto con la nostra persona. Ci concentriamo più sul modo per superarlo o evitarlo piuttosto che sul modo di vivere questo momento importante e ricanalizzarlo per poterne trarre fuori possibilità di crescita e di rafforzamento. Occorre quindi, tra i due estremi (come sempre), trovare una situazione intermedia: una situazione, cioè, di libertà che ti renda libero come persona ma rende liberi anche gli altri nella relazione con te.

La prima cosa da fare è ascoltare questo dolore e accettarlo, cioè mettersi in una posizione di apertura senza giudizio e di accoglienza. In questo modo, ti dai la possibilità di ritirarti con te stesso per lasciarti condurre dal tuo stato d’animo che all’inizio ti sembrerà di sofferenza, ma che ti porterà a delle risposte e risorse che solo quell’esperienza in se potrà farti tirar fuori.

La cosa da fare alla fine è attendere per tutto questo tempo (che, ripeto, ha un inizio e una fine), per quanto sia doloroso, e ricostruirsi: mettere in atto dei processi di ricostruzione di sé e dei propri confini. Non serve ributtarsi subito in un’altra situazione di relazione, andare alla ricerca di qualcosa che compensi l’abbandono o un sostituto che crei dipendenza, poiché da una situazione in cui ti senti perso e sei disorientato ti inserisci in un’altra situazione che non è solo nuova, ma amplifica il tuo stato d’animo facendo tornare il dolore con un carico aumentato.

Così come non serve farsi di pietra, cioè congelarsi nei confronti degli altri e mettere tutti distanti, perché in questo modo non ti prendi ciò che è buono per te, non fai entrare dentro di te le cose che potrebbero servirti e tornarti utili. Occorre quindi trovare la situazione intermedia attraverso molto ascolto, attraverso l’attesa e ciò, quindi, richiede del tempo. Un tempo che non è magico, (perché non esistono questi tipi di magie o le manne cadute dal cielo che ti permetteranno un giorno di risvegliarti), ma in cui si sviluppa un processo che, ad esempio, io ho vissuto andando a letto la sera, dopo aver preso alcune consapevolezze, e il giorno dopo dire “Sto un po’ meglio… sto un po’ meglio ancora”.

Vivere tale processo, giorno dopo giorno, ti permette di ricostruirti e in seguito ricostruire nuove possibilità di relazioni ancora più forti e ancora più belle per te.

Intanto, puoi iniziare un cammino di consapevolezza unendoti al nostro training gratuito alla gioia e ricevere ogni giorno uno stimolo i riflessione per migliorare la tua vita. Partecipare, è facile: basta mandarmi un messaggio Whatsapp con scritta la parola “CONSIGLIO” al 3293211971.

Ascolta “Come affrontare e superare l’abbandono” su Spreaker.

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Sebastiano Dato

Sebastiano Dato

Ho già aiutato più di 100 persone a sbloccarsi e avere fiducia in sé stessi, per uscire dalla confusione, realizzarsi professionalmente e riequilibrare la propria vita.

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