Cos’è la (vera) Crescita Personale: tecniche o esperienze?

Tempo di lettura: 6 minuti

Cos'è la vera crescita personale sebastiano dato coaching counseling

Come si fa a star bene con se stessi e con gli altri se non c’è una forma mentis adatta e non si sviluppa una visione più estesa del mondo? Soffermiamoci per fare una riflessione su cos’è la Crescita Personale… quella vera.

Molte persone spesso arrivano da me o mi scrivono chiedendo: “Ho questo problema… potresti darmi una o due tecniche in modo da risolverlo?”. A me questa richiesta lascia sempre un po’ perplesso perché è come se l’altro sapesse cosa posso dar loro; il mio compito è solo di confezionarlo ed è lì, pronto da portare via. È come quando hai il frigo vuoto e ti rechi al supermercato con una lista di cose da comprare; riempi i sacchetti ed è tutto sistemato.
Stiamo parlando di problemi di qualsiasi tipo: clima difficile al lavoro, nella coppia, nelle relazioni con lo stress, con il tempo, ecc. Insomma, una serie di condizioni che si pensa possano essere risolte con un paio di tecniche, senza sviluppare una visione adatta della realtà e della vita.

Se ti interessa l’argomento e sei curioso, continua a leggere. In alternativa ho preparato per te la versione video da guardare o il podcast, che trovi in fondo alla pagina.

Crescita personale dalle mille tecniche illusorie

In effetti, mi rendo conto che esiste un ramo della crescita personale che alimenta tale modo di pensare, concentrandosi su obiettivi, strategie, successo; tecniche sull’efficacia, sull’efficienza… tutta una serie di argomenti basati esclusivamente sul fare. Tecniche, quindi, intese proprio per “realizzare” qualcosa, ma che a mio avviso rimangono in superficie.
Prova ne sia il fatto che a volte le persone raggiungono tanti obiettivi ma dentro si sentono povere, provano insoddisfazione e non riescono a considerarsi felici.

Un’altra tendenza è rendere “tecnica” qualsiasi cosa. Ogni proposta appare come uno stratagemma miracoloso, pronto a salvare l’altro e noi stessi.
Mi è capitato – e sono serio nel raccontarlo – di camminare per strada e vedere una persona in difficoltà sul marciapiede, possibilmente svenuta. Qualcuno nei dintorni disse: “Mettiamoci a pregare”. Chiedo perdono, ma hai la possibilità di stare a due metri e aiutarlo subito, chiamare i soccorsi. Fa’ questo prima, che è molto più immediato e pratico! Utile per l’altro! Poi potrai pensare anche alla preghiera!

Allo stesso modo, ho degli amici che mi hanno suggerito: “In momenti di difficoltà, recita un mantra.” Beh, può essere anche utile, ma a lungo andare succede quello che viene raccontato da Giulio Cesare Giacobbe in un suo libro: smorzi e togli energia a uno stato d’animo o a un’emozione che in quel momento non sono funzionali, ma contemporaneamente le sostituisci con un atteggiamento ossessivo-compulsivo. Nonappena arriva un po’ d’ansia o di tristezza, subito reciti il mantra per star bene: questa è una compulsione, un atteggiamento automatico che va a compensare un altro tipo di squilibrio.

Percorso di crescita personale, ma in superficie!

La tecnica fine a se stessa ci rende dei robot, dei computer in cui abbiamo una serie di file ordinati per categoria: abbiamo la cartella vita privata, la cartella famiglia, la cartella lavoro. Funziona tutto in modo separato ed esiste un software per ogni occasione. Ma la nostra vita funziona davvero così?
Abitiamo tante dimensioni – corpo, relazione, salute, lavoro – e sono tutte interconnesse tra di loro. Non serve dunque il software singolo; è necessario un cambiamento a livello dell’hardware, dei pezzi fisici che compongono il computer.

Credo che la tecnica vada bene e sia utile soprattutto in alcuni campi molto pratici, la gestione del tempo o della distrazione ad esempio, ma bisogna accompagnarla con una struttura di fondo. Significa che invece che soffermarsi sulla superficie, alla punta dell’iceberg, occorre andare in fondo, sott’acqua, ed esplorare tutto il resto di quel blocco di ghiaccio. Cosa significa tutto ciò?
Bisogna fare uno step successivo – andare più nel profondo – e costruire una logica di senso: cambiare la forma mentis oltre che introdurre qualcosa di tecnico e pratico.

Come iniziare un percorso di crescita personale

Tale cambiamento è plausibile soltanto costruendo esperienze, e non acquisendo singole tecniche. Parlo proprio di apprendere nuovi modi di stare al mondo e di vivere le giornate e le relazioni. Ciò può essere fatto su due dimensioni diverse: la prima è quella interna, grazie a cui arrivi a contattare la parte più intima di te e a ripulire da tutto il sudiciume e la sporcizia la tua coscienza. Provi pian piano a costruire quella struttura che ti permetta di elevarla verso l’alto, sino a un livello successivo.

Un buon modo per spazzar via lo sporco interiore è attraverso la meditazione, ad esempio. La meditazione, infatti, non è una tecnica: se provi a parlare con persone che la praticano ogni giorno ti diranno che per la loro vita è diventata uno stile. Un modo di “existere” che è funzionale allo sviluppo della “presenza”, cioè essere presenti e focalizzati in ogni momento rispetto ai propri pensieri, alle proprie emozioni, alla realtà che risiede intorno.

Il secondo step è quello di studiare. Approfondire e andare alla ricerca non soltanto di tecniche e strategie pratiche, ma soprattutto del pensiero e dei modi sani di stare nel mondo e di vivere la propria esistenza. Occorre andare alla ricerca dei grandi maestri del pensiero, maestri di vita, poiché essi hanno un indirizzo utile da proporre, con la consapevolezza che però noi, dal canto nostro, abbiamo già tutte le risposte e tutte le potenzialità necessarie. Non serve aggiungere, ma semplicemente portare fuori.

L’obiettivo della crescita personale è l’armonia

Da una dimensione interna si lascia fluire se stessi verso l’esterno. Portare fuori quanto hai appreso e viverlo davvero, nel concreto, nel mondo che sta all’esterno. Sviluppare il contatto con te ed esprimi te stesso nelle relazioni, di fronte all’altra persona. Sono tutte componenti che non possono vivere l’una separata dall’altra.

Quando per esempio il tuo capo ha un atteggiamento da narcisista e si impone su di te o non ti ascolta, vanno bene le tecniche per evitare il conflitto e non litigare, per riuscire a farti ascoltare o ancora per farti scivolare di dosso ciò che ti si viene detto, ma bisogna sostenere tale struttura per non rischiare di costruire castelli di carta.
All’inizio fai tanta difficoltà, e basta un singolo movimento per far crollare tutto. Bisogna dare stabilità a quello che stai costruendo, e può essere fatto scoprendo e integrando nella tua vita una forma mentis diversa.

Si tratta di una visione del mondo molto più grande, per demolire la visione piccola e andare verso una più estesa che ti permetta di vedere te stesso: in che modo stai reagendo di fronte all’altro? Come mai e cosa vuol dire quello che stai provando?
Non basta: occorre vedere anche l’altro che sta di fronte, ovvero quel che è ma anche quel che possibilmente è stato, che ha vissuto. Ciò permette, allargando la visione, di sviluppare relazioni armoniose in cui ci si senta in equilibrio.

Fermarsi a ciò che si può fare sul momento immediato va bene in primo luogo per avere un sollievo, ma quando torni a casa in che modo ti senti libero? Ripensando all’indomani, in cui dovrai andare a vivere le stesse situazioni, quanta voglia hai, nonostante sia un lavoro che ti piace tantissimo, di tornare in quell’ambiente? C’è bisogno di fare degli step successivi.

Gesù era un vero trainer!

Un grande maestro che nella storia abbiamo avuto è Gesù. Gesù non insegnava tecniche ai suoi discepoli, altrimenti chissà che cosa avrebbe ottenuto: probabilmente una fede basata sull’entusiasmo, azioni da parte di gente entusiasta che però dopo un paio di mesi o settimane si sarebbe sminuita e scomparsa nel tempo.

Cos’è che abbiamo costruito solo sull’onda dell’entusiasmo? Gesù tramandava insegnamenti molto difficili da comprendere, e allo stesso tempo mostrava la via ponendosi come esempio. Se leggi le parabole, sono difficili da capire non perché volesse essere semplicemente criptico, ma perché spingono a chiudere l’occhio piccolo e ad aprire l’occhio molto più grande che è l’occhio dell’anima: la parte più intima e autentica, elevata rispetto a tutte le altre perché porta alla verità, alla libertà personale.

Ma anche alla possibilità di liberare gli altri. Nella relazione con noi si sentiranno liberi di essere se stessi e sapranno che è con noi che possono esprimere il loro potenziale.

Liberati nel nostro Training alla Gioia

E tu quali maestri stai seguendo? Quali sono stati importanti per la tua vita in passato? Se ti va, puoi scrivermelo e raccontarmelo con un messaggio su Whatsapp, così come puoi ricevere ogni giorno un consiglio per la tua libertà e vita personale scrivendomi la parola “Consiglio” al 329 3211971.

Ascolta “Cos’è la (vera) Crescita Personale: tecniche o esperienze?” su Spreaker.

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Sebastiano Dato

Sebastiano Dato

Ho già aiutato più di 100 persone a sbloccarsi e avere fiducia in sé stessi, per uscire dalla confusione, realizzarsi professionalmente e riequilibrare la propria vita.

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