Farsi sempre carico dei problemi altrui e risolverli: ecco il costo che paghi

Tempo di lettura: 3 minuti

L’articolo in sintesi

Che siano gli amici, i famigliari o il partner, può venire spontaneo prendersi cura degli altri. Ma quando subentrano la delusione e la sensazione di essere usati, mettendo sempre da parte i propri bisogni,è il momento di smettere. Accorgersi del proprio ruolo nelle relazioni e di come si comporta l’altro di conseguenza è il primo passo per comprendere cosa fare di diverso.

Si parla sempre tanto della sindrome della crocerossina o del complesso del salvatore, ovvero quel meccanismo che spinge a creare relazioni proprio con quelle persone che più hanno bisogno del nostro aiuto. 

Certo, aiutare gli altri è sempre una cosa bellissima, gratificante, un modo concreto per dimostrare amore e connessione – che sono gli elementi fondamentali delle relazioni sane. Può però essere un problema, sia per te che per le persone che aiuti, quando risolvere i problemi altrui diventa il tuo schema, il tuo modus operandi.

Come smettere di farsi carico dei problemi altrui?

La primissima cosa su cui ti invito a riflettere se desideri spezzare questo schema riguarda il ruolo che svolgi nelle relazioni.

Che ruolo assumi quando ti relazioni con gli altri?

Spesso si tende a sobbarcarsi le responsabilità degli altri e ad andare oltre, finendo quasi per ricoprire il ruolo di un genitore. Così, in una relazione di coppia ti trovi a fare da mamma o da papà al tuo partner. 

L’altra persona, quindi, che ruolo ha?

La risposta vien quasi da sé: in relazione al tuo da genitore, il ruolo degli altri sarà sempre quello di un figlio.

Alla luce di questa riflessione, come stai in questo ruolo?
Come lo vivi rispetto all’altro?

Lascia che queste domande risuonino dentro di te e ascoltati.

Ti stai identificando in un ruolo, ma chi sei oltre a ciò che fai?

Se con le persone incarni sempre il ruolo del genitore, se gli altri prendono e prendono ma non si danno allo stesso modo, se nel momento di bisogno ci sei sempre ma loro non ci sono per te, rispondi a questa domanda:

Se smetti di prenderti cura dell’altro in modo così totalizzante, chi sei?

Se hai la sensazione che il tuo esistere dipenda da quanto dai di te agli altri, cosa accadrebbe se uscissi fuori da quel ruolo e iniziassi a mettere al centro i tuoi bisogni, i tuoi desideri, ciò che per te è importante?

Chi diventeresti se invece di dare iniziassi anche a prendere?

Chiudi gli occhi e immaginalo. Senti cosa accade dentro di te.

Ti spaventa?
Ti entusiasma?
Hai paura di non farcela?

Uscendo da questo ruolo, chi diventa l’altro per te? Che ruolo avrebbe?

Ti faccio un esempio semplice e diretto. Sei abituato a credere che l’amore vada meritato. Hai detto e sentito frasi come “merita il mio amore” oppure non si merita nulla”. Ma l’amore non è qualcosa che va meritato.  

L’amore nasce da un incontro e si costruisce insieme, incontrandosi a metà strada: ogni tanto sei tu ad andare incontro all’altro, e ogni tanto è l’altro che viene incontro a te. È un ballo, no? Una ricerca di equilibrio.

Ma se sei tu ad andare sempre incontro all’altro e l’altro non fa nessuno sforzo, è probabile che le fondamenta di quell’amore in realtà siano i bisogni individuali da soddisfare del partner. Bisogni che una volta colmati faranno vacillare la relazione, a meno che non ne emergano altri.

Te lo racconto per farti comprendere che, magari, anche tu hai un bisogno, ma se ti fai carico dei problemi degli altri non potrai prendere il tuo spazio per far sì che questo bisogno sia ascoltato. 

Per questo devi contattarti, sentirti, capire che non sei solo in base all’aiuto che dai.

In conclusione

La tua esistenza non dipende dal tuo dare. Se così non fosse, però, chiediti che ruolo assumi relazionandoti con gli altri e che ruolo hanno nel rapporto con te.

Se esci da questo ruolo, chi sei? Chi diventa l’altro per te?

Fammi sapere nei commenti in che modo ti è stato d’aiuto il mio articolo.
So che imparare a contattarsi, ad ascoltarsi, a sentire quella che è la nostra bussola interiore può essere difficile. Se vuoi, lo possiamo fare insieme: nel mio percorso 3 Mesi per Affermarti, dedico molto spazio a questo per aiutare i miei allievi a trasformare la sensibilità nella loro forza per costruire relazioni profonde e reciproche.

Se vuoi lavorarci con me, puoi compilare il questionario di accesso e prenotare una chiamata gratuita di 30 minuti con me per capire se possiamo farlo insieme.

Un abbraccio, alla prossima! 

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Sebastiano Dato

Sebastiano Dato

Ho già aiutato centinaia di persone sensibili verso gli altri a sbloccarsi e aumentare l’autostima, per centrarsi su di sé senza sensi di colpa, affermarsi nelle relazioni e sentirsi riconosciute e gratificate.

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