“Perché sono troppo sensibile?”

Tempo di lettura: 3 minuti

L’articolo in sintesi

“Perché sono troppo sensibile?” è una domanda che contiene dentro di sé un giudizio e che fa sentire sbagliati. La sensibilità non è un errore né una condanna: va soltanto maneggiata con cura, gestita e tutelata. Solo proteggendo il proprio essere sensibile ci si potrà accettare e si potrà trasformare la sensibilità nella propria risorse per vivere relazioni piene.

“Perché sono troppo sensibile?” – Questa è la domanda che più in assoluto mi viene fatta dalle persone che seguo nel mio lavoro. Siamo però sicuri che chiedersi questo sia la domanda giusta da farsi?

Quando ti chiedi il perché della tua sensibilità, definendola “troppo”, ti stai giudicando: implicitamente, stai ripetendo dentro di te la storia che essere troppo sensibili è sbagliato.

Pensaci: ti sei mai chiesto perché sei troppo simpatico? Perché piaci troppo agli altri? Probabilmente no, e questo perché sono caratteristiche che non ti creano disagio.
La sensibilità di per sé non è causa di malessere. Va piuttosto tutelata, quindi una domanda corretta da farsi è: “Come posso proteggere la mia sensibilità?”

L’alta sensibilità emotiva è come una pelle sottile

Immagina di avere la pelle sottilissima. Sarà molto ricettiva al sole e agli stimoli che provengono dall’esterno. Sicuramente, quindi, la proteggeresti al meglio mettendo una crema solare e cercando di preservarla da eventuali urti o sostanze che potrebbero irritarla.

Ecco, la sensibilità è come quella pelle sottile: va protetta nelle relazioni, tutelata da esperienze troppo forti che potrebbero turbarla.

E nota bene che non è un caso il paragone tra sensibilità e pelle, poiché quest’ultimo non solo è l’organo che si forma dagli stessi foglietti embrionali da cui si sviluppa il cervello (quindi un organo molto ricettivo), ma è anche la parte di noi che mette in comunicazione l’interno con l’esterno. Ci fa stare in contatto.

Sensibilità e insicurezza : come gestire e proteggere la propria sensibilità

L’altro giorno durante un colloquio una persona mi dice: “Sai, forse la mia sensibilità mi rende molto insicuro… ed è per questo che mi prodigo a dare tutto per l’altro! Ma non avevo capito che la mia sensibilità va collocata: non mi stava dicendo che sono insicuro, ma che era la mia relazione a essere instabile! Il mio corpo sensibile me lo stava già dicendo, ma ero io a non volerlo ascoltare per paura!”.

Usare la propria sensibilità vuol dire riuscire a stare maggiormente in contatto con ciò che succede nei rapporti. Prendere consapevolezze delle proprie emozioni permette di comprendere che forse la tua insicurezza non appartiene a te, ma alla relazione: il tuo corpo, quando attiva l’ansia, ti sta dicendo che non sente stabile quel rapporto, ti avverte, e ti comunica di fare attenzione ad affidarti.

Per proteggere la propria sensibilità, occorre ascoltarla per riuscire a creare la giusta vicinanza con l’altro: quella che ti tutela e che allo stesso tempo vi mette in relazione in modo sano.

Parte tutto dall’ascolto.

Riflessioni finali

La sensibilità, quindi, non è una condanna. Può diventare un vero e proprio dono se si impara a gestire e proteggere la propria sensibilità.

Questo passaggio può essere difficile farlo da soli, ed è per questo che se vuoi possiamo farlo insieme!
Ho creato un percorso proprio per persone sensibili, che rinunciano a sé stesse per gli altri, per aiutarle a trasformare la sensibilità nella loro fonte di sicurezza e autostima e riuscire a prendersi lo spazio nel mondo che meritano.

Richiedi la prima chiamata gratuita dalla pagina del percorso compilando il modulo, così da conoscerci e comprendere se possiamo intraprendere questo cammino insieme.

Un abbraccio, alla prossima!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Sebastiano Dato

Sebastiano Dato

Ho già aiutato centinaia di persone sensibili verso gli altri a sbloccarsi e aumentare l’autostima, per centrarsi su di sé senza sensi di colpa, affermarsi nelle relazioni e sentirsi riconosciute e gratificate.

Rispondi