Come farsi notare e creare nuove relazioni
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Come farsi notare e creare nuove relazioni

Come farsi notare?
Come far sì che l’altro si accorga di te?

Sono queste le due domande a cui rispondo oggi inviate su Whatsapp da Mario, carissimo amico che fa ogni giorno questo viaggio e training su Whatsapp sulla gioia.
Quindi Mario, io ti ringrazio per questa domanda molto interessante e ti invito a vedere il video o, se preferisci, puoi ascoltare l’audio alla fine del testo o continuare a leggere l’articolo.

Quando ho letto queste domande ho avuto subito in mente due immagini diverse. La prima, classica immagine da telefilm americano, dipinge un pub con una persona, un ragazzo, seduto ad un bancone da solo e che si guarda intorno. Forse sta aspettando che qualcuno si accorga di lui, e ogni tanto saluta qualche volto conosciuto; a volte lancia uno sguardo, un occhiolino un po’ goffo ed imbarazzato. Fatto sta che alla fine della serata rimane da solo e decide di tornare a casa.

L’altra immagine invece è quella di un mio caro amico, Giacomo Sisca, che è un videomaker e autore di una serie sul web chiamata “Vita da Videomaker“. Lui cosa fa? Documenta la sua giornata ed il retroscena della sua professione e racconta ogni giorno, con il materiale quotidiano che riesce a riprendere, una nuova storia. Ciò lo mette in comunicazione e in relazione con tantissime persone perché deve scendere letteralmente per strada per incontrare altri ragazzi, parlare con loro è conoscerli. Quindi il suo atteggiamento crea relazione.

Ora, perché ti voglio raccontare queste due immagini? Perché al giorno d’oggi siamo un po’ abituati a volere qualcosa senza smuoverci, rimanendo comodi nella nostra zona di comfort. È il caso proprio della conoscenza di nuova gente: a volte ci aspettiamo che qualcuno venga da noi facendo il primo passo, ma non pensiamo che anche l’altro magari nutre la stessa aspettativa.
Siamo piuttosto riservati, a volte abbiamo il dubbio sulle intenzioni delle altre persone, quindi ci teniamo sulle nostre. Non pensiamo che l’altra persona possa vivere la stessa situazione, quindi succede quello che a volte accade al telefono tra i partner in una coppia, dove uno dei due dice “Chiudi tu”, “No chiudo io”, “No dai chiudi tu” e la conversazione non si conclude mai e va avanti così per ore.

Sei pronto e vuoi farti notare?

Voglio darti uno stimolo: quanto sei disposto a farti notare? Questa domanda è essenziale, perché molte persone vogliono farsi vedere, attirare su di loro l’attenzione… ma poi, sul momento in cui i riflettori sono puntati sulla loro faccia, si vergognano o hanno timore di mostrarsi effettivamente. Scappano via.
È come il caso di quando in una riunione finalmente una persona deve prendere parola per esporre il proprio punto di vista e, guarda caso, squilla il telefono. Non è un caso, poteva benissimo spegnerlo molto prima della riunione: è un esempio di autosabotaggio, se vogliamo, cioè di non desiderare effettivamente quei riflettori perché significa uscire dalla propria zona di comfort, e tutto quello che ignoto crea paura.

Questo è il primo stimolo, perché se non sei disposto a farti notare rifletti su questo e lavoraci andando alla ricerca del significato del tuo desiderio. Magari per te questo non è ancora il momento perché sei concentrato su altro (sul lavoro per esempio o su altri tipi di relazioni e di impegni), oppure perché effettivamente c’è una paura alla base.

3 consigli dalla Bibbia della comunicazione efficace

Se invece sei disposto ad avere i riflettori puntati su di te, ho per te tre consigli che ho tratto dal libro di Dale Carnegie “Come trattare gli altri e farseli amici“. È una bibbia della crescita personale, della comunicazione e della relazione… e guarda, è molto attuale! Infatti è stato pubblicato nel 1936 🙂 Questo libro ha più di 80 anni ma ancora oggi è considerata una pietra miliare sull’argomento.

I consigli che voglio darti sono essenzialmente tre, e partono dal presupposto che la relazione sia come un ballo: ogni tanto conduci tu l’altra persona, ma ogni tanto ti abbandoni e ti lasci condurre. Quindi è più una ricerca del punto d’incontro e del giusto equilibrio.

1 – Fa un bel sorriso agli altri

Il primo consiglio allora che ti voglio dare è quello di SORRIDERE alle altre persone. Quando sorridi, parti dal presupposto che è importante ciò che dici agli altri ma che la comunicazione non verbale (l’aspetto del nostro volto, i nostri gesti, la nostra prossemica) sia la parte che comunica di più. Un sorriso comunica positività; un volto luminoso rimane impresso nella mente degli altri.

Tu pensa, ad esempio, a quando qualcuno si è presentato a te e dicendo il proprio nome ha mostrato un grande sorriso ed un volto luminoso. Probabilmente quella persona ha avuto subito un impatto positivo su di te, ed è proprio questo il punto: sii tu la persona che ha un impatto positivo sull’altro. Tra l’altro il sorriso e la risata sono contagiosi, quindi non solo farai un vero e proprio dono, ma quel regalo può anche risollevare la giornata di chi ha avuto una brutta piega al lavoro o qualche discussione.

2. Condividi ciò che ti colpisce

Secondo consiglio è quello di trovare degli aspetti che ti colpiscono nell’altra persona e avere il coraggio di uscire fuori e comunicarlo. Restituire che quel particolare aspetto in te ha lasciato un effetto positivo.
Non dobbiamo sconfinare in chissà quale ambito, né fare un complimento sul vestito o sui capelli. Nulla di tutto questo! Immagina però quel cameriere che, dopo una serata di sentirsi dire dai clienti “Guardi mi porti l’acqua – mi porti il conto – questo e l’altro”, a un certo punto si senta dire da uno dei clienti: “Sei stato veramente molto gentile con noi, è lo riferirò al proprietario del ristorante”.

Questo gesto può sembrare scontato, ma ti assicuro che non sono molte persone a farlo, sempre per il discorso di stare un po’ sulle proprie. Non c’è molta disponibilità al giorno d’oggi a riconoscere quanto di buono c’è nelle altre persone. Ho già fatto un video su questo perché nel momento in cui riconosci quella qualità, quell’aspetto positivo nell’altro, è come riconoscere te stesso: risuona dentro di te, e molto probabilmente ti colpisce proprio per quel motivo. Allora non c’è niente di più bello che restituirlo all’altra persona per dare del valore alla propria identità e a ciò che fa.

Può essere, tra l’altro, anche un buon rompighiaccio rispettando sempre i tuoi di confini e i confini dell’altra persona. Anche questo ha un forte impatto perché è come lasciare un segno di cui l’altra persona non può che essere lusingata e grata.

3. Interessati dell’altro

Terzo e ultimo aspetto, infine, è quello di interessarti all’argomento di cui le persone amano parlare di più: parlare di se stessi. Ciò significa che occorre avere un atteggiamento pronto ed aperto all’ascolto.
Nel momento in cui muovi il primo passo verso l’altra persona ed esci dalla tua zona di comfort, sappi che il grosso è già stato fatto; adesso gran parte dello sforzo consiste nel mettersi in pieno ascolto, in un atteggiamento di apertura totale affinché l’altro si racconti e parli degli aspetti di sé che reputa più interessanti e che anche tu, in quel momento, reputerai essenziali per conoscerlo.

Ogni giorno ricevo un paio, se non di più, di richieste di connessione su Linkedin, un social network professionale. La cosa che mi colpisce sempre è che gran parte di queste connessioni abbiano come motivazione alla base l’idea di espandere la propria rete, ed io chiedo sempre: “Ok, ma dove sta l’interesse nei confronti della connessione proprio con me, con la mia persona?” La discussione poi si risolve in pochissime battute e di fatto si risolve con un nulla. C’è una mancata possibilità di un incontro, quindi quello che ti dico è di interessarti in modo genuino agli aspetti dell’altra persona, lasciare andare qualsiasi voglia del tipo “Oddio, mi devo mettere in gioco, devo mostrarmi e devo apparire” (tutto questo non serve a nulla).

Quando ti interessi all’altro, la magia è che anche l’altro inizia a interessarsi di te. Avviene quel famoso incontro in cui nascono degli interessi reciproci che si intrecciano, e da lì si approfondisce poi una relazione che può andare avanti.

Purché ci sia autenticità

Se ci fai caso, tutti e tre questi punti hanno in comune il fatto che l’altra persona si senta vista, riconosciuta, e che tu stesso facendo il primo passo cambi un elemento: il fatto di restituire un valore all’altra persona, un interesse purché questo sia autentico. Bisogna allenarsi allora proprio sull’aspetto dell’autenticità e del valore della relazione e dell’incontro con persone che conosci, ma soprattutto con persone che intendi incontrare.

In questo modo ti farai notare, nel senso che noterai gli altri e ci sarà un interesse reciproco. Se invece non sei autentico e genuino, tutto questo non può avvenire perché quello che restituisci è un essere goffo, finto, artificiale, troppo strumentale e troppo tecnico. Ecco, io a questo aspetto della tecnica e della seduzione, delle strategie, credo un po’ di meno ma credo molto di più al fatto che certe cose vadano assimilate ed integrate prima di tutto con la propria vita.

In conclusione

Il libro è “Come trattare gli altri e farseli amici”, che ti consiglio oggi e da cui ho tratto i tre suggerimenti più lo stimolo di riflessione. Se decidi di leggerlo e di applicare questi suggerimenti, fammelo sapere mandandomi un messaggio su Whatsapp al 3293211971. Così come puoi mandare un messaggio con la parola “Consiglio” se intendi unirti a questo percorso di training sulla gioia che si svolge ogni giorno attraverso l’invio di un messaggio audio, un’immagine, un vero e proprio suggerimento su Whatsapp direttamente nella tua casella dei messaggi ricevuti.

Ascolta “Generalizzazione e applicare il metamodello della pnl” su Spreaker.

Come farsi notare e creare nuove relazioni ultima modifica: 2018-05-28T17:13:34+00:00 da Sebastiano Dato
Sebastiano Dato
Sebastiano Dato
Counselor di indirizzo Gestalt, Coach Professionista e Formatore. Aiuto le persone a sentirsi nel proprio posto nel mondo, accompagnandole in un percorso di scoperta delle loro potenzialità al servizio dei loro obiettivi.